lunedì 16 ottobre 2017

Postare di concerti in ritardo, proprio come un tenore.

Perché che tenore sono se non eseguo in ritardo?
24 settembre, 2017.
Teatro Verdi.
Pisa.

Come va?
Va che apriamo la stagione lirica, va. Caspiterina se va.
Vero: non è la Scala, non siamo all'Arena di Verona e non ci sono il Presidente della Repubblica né la di lui signora. Non ci sono il presidente del Consiglio, i ministri, le dame impellicciate dell'altissima società talmente altissima che aiutami a dire altissima. (C'è il Syndaco, però, eh.)

Un paio di settimane prima

eravamo ancora qui, per una merd*EHM* UNA MERAVIGLIOSA INIZIATIVA CULTURALE associata all'annuale Festival della Robotica: cantavamo nientepoppoddimenocche con Andrea Bocelli. O meglio, noi abbiamo cantato un coro e tre frasette, lui boh, mica si sentiva quel che cantava, eh.

Un robot a dirigere? Ma magari fosse Mazinga Z...


Ah, "noi" chi? Giusto.
"Noi" - una sinergia fra tre cori amatoriali dell'area pisana; una cosa piuttosto anomala, cantare a livello semiprofessionistico in un teatro di tradizione nazionale. In altri cori sarebbero volate le coltellate.

Stavolta non è un cameo di contorno per abbellire la cornice al tenore famoso "che siccome è famoso lo facciamo cantare anche se non lo senti a un metro di distanza" ("Sssssh!, ma cosa dici?" - "La verità: tu lo sentivi?" - "Ehm, no." - "E aveva il microfono." - "Ehm, sì."). Stavolta è un inizio verdiano a contorno di un gruppo di professionisti per una parte, seguito da una più che soddisfacente selezione di cori e arie dal "Guglielmo Tell" di quel geniaccio di NON È DONIZETTI, COSA SCRIVI, È ROSSINI, PIRLA.

Gioacchiiiiiiiiiiiiiiiinooooooooooooo

E come è andata?

È andata che è stata difficile, faticosa, ma soddisfacente, fin dalle prove.
E sì, perché quando lavori con maestri e direttori che hanno le idee chiare, il gesto pulito e deciso, e soprattutto sanno cosa diavolo stanno facendo (e credetemi: sono pochi) (riapro la parentesi: Allevi NON è uno di questi), perfino ripetere cose che canti da 15 anni finisce con l'avere tutto un altro sapore.

"Io non posso entrare"

E noi qui abbiamo nomi "piccoli" forse, ma maestri come Marco Bargagna, Stefano Barandoni, Francesco Pasqualetti, Chiara Mariani, non saranno forse famosi sul piano internazionale, ma sono difficili da eguagliare. Insomma, non li trovi in saldo al supermercato.

Comunque, dopo la lisciata (più che giustificata), mo' ti dico meglio.
Le prove, dicevamo. Faticose. Sì, faticose. Perché se vuoi cantare bene fai fatica, mica hai i microfoni dappertutto come Il Volo (uh come sei acido oggi).

Questo blog è anti-Il Volo. Contribuisci anche tu a rendere migliore la Musica, azzera i cialtroni!

Poi arrivano 

i giorni delle prove in teatro: antigenerale e generale.
Teatro, eh. Sbavo solo all'idea.

Ma purtroppo ti rendi conto che non è che sia tutto perfetto.
Sei di fronte a un direttore d'orchestra che vuole una lettura "viva" delle opere, un'orchestra molto preparata e pronta, e a un direttore di scena che vuole che venga uno spettacolo veramente raffinato. Tutto grandioso, dirai? Sì, vero?

NO
porcamiseria,
NO

Perché fra moltissimi che vogliono fare un bel lavoro ci sono un certo numero di persone, evidentemente convinte di essere al mercato rionale o peggio, le quali giustificano la loro maleducazione con "Eh, ma noi siamo indisciplinati!" con l'orgoglio di chi esibisce medaglie al valor civile.

Situazione-tipo in prova: quelli più disciplinati sono tutti giovanissimi. Oltre i 65 anni la norma è IL DISAGIO.

E ti rendi conto del fatto che queste persone, per quanto siano la minoranza, hanno passato tutto il periodo di preparazione a parlottare, commentare, disturbare, distrarsi, non ascoltare, e dall'altra parte dar lezione, dire agli altri quel che devono fare, commentare le prestazioni altrui e malignare su chiunque sia possibile.

Ora, miei piccoli lettori: voi potrete non crederci, ma venire bombardati costantemente da chiacchiere a ogni interruzione durante la prova è una delle cose più inconcepibilmente FASTIDIOSE che possano esistere. È come essere circondati da mosche che hanno appena finito un abbondante pasto a base di sterco fresco, come se tutte le zanzare della zona avessero deciso di venire a pranzo da te, come una interminabile riunione di condominio.

Al confronto Pinhead e i suoi cenobiti sono gradevoli compagni di viaggio dalle simpatiche e innocue abitudini.

Se poi aggiungiamo che uno di questi, a ogni interruzione, ti batte la mano su un braccio dicendo "Fermati" (quando tu sei già in silenzio da parecchio), pensi che il quadro sia completo, davveNO, NON È COMPLETO. Ché devono prima mostrarti il peggio di sé e poi scavare ancor più a fondo.

Sapete chi è un direttore di scena? Ecco, è un tizio generalmente ansioso e iperstressato che deve ricevere le istanze di centinaia di persone e organizzare orchestra, coro, direttore, solisti e maestranze perché ingressi, esecuzioni e uscite siano ben diretti, ordinati, magari addirittura parte integrante dello spettacolo. E non è facile, per niente. Il nostro, come altri suoi colleghi, ha tra le parole più usate "Silenzio" e "Attenzione signori", e altre che invitano alla disciplina sul palco e al silenzio dietro le quinte.

Ecco.

Ti metti in fila, in ordine di ingresso. Non è banale, siete in centocinquanta e c'è anche la gallina che canta.

Centocinquanta coristi e uno SBREGO di orchestrali, peraltro

Il direttore: "Pronti a entrare, silenzio..." e dietro di te senti auliche voci tenorili mormorare, nemmeno piano, "Ma che rompicoglioni oh" - "Sì vabbé, a parte il fatto che è uno che 'prende'" - "E non solo 'prende', rompe pure il caXXo" - "Sarà pure il su' lavoro però che rompipalle" - "Ma poi io come glielo dico al mi' figliolo che c'è gente che 'prende'" e altre simpatiche amenità che ti fanno capire quanta considerazione certa gente abbia del lavoro altrui. E quanto della nostra cultura sia ancora dovuto ai film degli anni '70 con Alvaro Vitali, Bombolo, Cannavale e compagnia.

Come dice un mio conoscente, dai tempi di Neanderthal non ci siamo evoluti un accidente.

Non mi dispiacerebbe prendere gli amabili confabulatori e batterli di testa contro gli spigoli della colonna più vicina, ma dobbiamo entrare. Mi limito al sibilo che universalmente significa "Avete rotto, silenzio" ed entriamo per la prova.

Entriamo, usciamo.
Entriamo, proviamo, parlano, usciamo.
Entriamo, proviamo, disturbano, usciamo. Pazienza.

E viene il giorno dell'esecuzione.

Ed è allora che capisci che non esiste limite al disagio.

Perfino il cielo di Pisa si è stufato di certa gentaglia...

Perché non solo ci sono sempre i simpatici amicici della Società Delle Persone Rispettose Del Lavoro Altrui, ci sono pure quelli che hanno fatto una prova su dieci e quando si mettono in fila iniziano a parlare ad alta voce "Oh ma xxxxx dov'è?" - "Ma cosa si canta?" - "Aspetta, ma io questa non la so, dove attacchiamo?" e tipo TRENTA SECONDI prima di entrare formano gruppetti che ripassano intere frasi del "Brindisi" dalla Traviata.

Mi si dice che sono quelli "della vecchia guardia", che hanno questo carattere qui e vabbe' bisogna avere un po' di pazienza, e se la mia pazienza avesse un peso io avrei già spostato l'asse terrestre.

Nel frattempo, coristi cercano disperatamente altri coristi, facendosi sentire per tutto il retropalco. Medito su quanto possa costare ripulire il teatro dal sangue umano, ma ormai ci siamo: e anche se stanco morto, furente per questa situazione, e con la prospettiva di una ulteriore faticata, sarà meglio concentrarsi sul lavoro che ti aspetta (sì, lavoro. Perché se credete che cantare seriamente non sia un lavoro, avete dei seri problemi.).

Ok. È ora.
Controlla giacca, camicia, calzoni, scarpe, spartito.
Sta' dritto.
Iniziamo.

Entra.

Il buon Beppino Verdi scorre che è un piacere, e ti rendi conto che a ogni direttore le cose cambiano. Ci sono degli scarponi che non dovrebbero impugnare nemmeno una matita (tipo Allevi, per dire) e ci sono direttori come questo, che invece la lettura dello spartito sanno cosa sia e te la porgono in modo che sbagliarla è difficile.
E poi ci sono coristi che passano talmente tanto tempo a cazzeggiare in prova, che si scordano tutte le indicazioni e continuano a cantare come hanno sempre fatto. Cioè male.

Usciamo, decentemente nonostante i coristi "Che noi siamo indisciplinati" intenti a cercare di irretire giovani coriste. Un po' di intervallo, ragazzi che sudata maestosa.

Dopo l'intervallo arriva il "mattone" della serata: una bella selezione di cori e arie dal "Guglielmo Tell" di quel furbetto di Gioacchino, accidenti a lui e a chi scrive sempre tutto sul "passaggio" di registro vocale, 'na fatica che auguri a chi la fa.

Alle volte quel che si vede dietro le quinte ispira anche poesia.

Prima dei nostri ingressi però c'è un po' da aspettare, e mentre ci raduniamo si sentono le solite, angeliche voci, nunziar: "Oh però io mi sono rotto i co**ioni" "Eh sì che palle" "No io mi sono rotto proprio i co**ioni" e altre gentilezze. In pratica erano contrariati, i piccini, perché dovevano obbedire al programma della serata, piccoli fiorellini delicati.

Solo la mia innata bontà d'animo (???) mi ha impedito di prendere uno di costoro per il collo e sibilare "Se vi annoia tanto stare qui, perché non andate a fare qualcosa di più utile, tipo, che ne so, i manichini nei test per gli incidenti d'auto? Tanto, che cantiate o meno, la differenza non si sente."

Ma comunque.

Certo, detto tra noi, avrei gradito essere là davanti, ma andava bene anche così. Per stavolta.
Ne è valsa la pena?

Alla fine la domanda è quella.
Se vi dico "lo farei tutti i giorni", come risposta, vi basta?

A me sì.

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